Valutazione di un sigillante automordenzante in vitro e in vivo

Valutazione di un sigillante automordenzante in vitro e in vivo

Ricevuto: 24 marzo 2009 Accettato: 8 giugno 2009 Disponibile online: 17 ottobre 2009 Disponibile online su www.sciencedirect.com Prevenzione den...

432KB Sizes 0 Downloads 44 Views

Ricevuto: 24 marzo 2009 Accettato: 8 giugno 2009 Disponibile online: 17 ottobre 2009

Disponibile online su

www.sciencedirect.com



Prevenzione dentale

Valutazione di un sigillante automordenzante in vitro e in vivo Evaluation of a self-etch sealant in vitro and in vivo M. Riccia*, M. Pasinib, M. Lucchesic, A. Genovesid, M.R. Giucae a

Dottorando di ricerca, Nanoworld Institute, Universita` di Genova Specializzando in Ortognatodonzia, Universita` dell’Aquila Odontoiatra, Universita` di Pisa d Corso di Laurea in Igiene Dentale, Insegnamento di Scienze e Tecniche di Igiene Dentale, Universita` di Genova (Titolare Dott.ssa A. Genovesi) e Professore associato cattedra di Clinica Odontostomatologica, Universita` di Pisa b c

Riassunto Obiettivi: Lo scopo del presente studio e` stato di comparare, in vitro e in vivo, la ritenzione allo smalto e il grado di infiltrazione di un moderno sigillante di tipo automordenzante con un sigillante non automordenzante, per stabilire il miglior materiale da usare per la sigillatura dei solchi e delle fossette. Materiali e metodi: Per l’esperimento in vitro sono stati esaminati 11 molari, privi di carie, estratti per motivi disodontiasici o parodontali; il sigillante automordenzante e` stato applicato su solchi e fossette di sette molari ed e` stato analizzato allo stereo-microscopio dopo essere stato immerso in una soluzione di eosina; i restanti molari sono stati sigillati con un sigillante di tipo classico. Inoltre, per l’esperimento in vivo, sono stati esaminati 20 molari permanenti e privi di carie di bambini di eta` compresa tra 6 e 12 anni; 10 molari sono stati sigillati con il sigillante automordenzante, i restanti con il sigillante classico. Il grado di ritenzione e di microinfiltrazione e` stato valutato dopo 3, 6 e 12 mesi. Risultati: Entrambi i sigillanti in vitro sono risultati efficienti nell’ottenere la sigillatura dei solchi e delle fossette. Al contrario, nell’esperimento in vivo il sigillante automordenzante ha mostrato una progressiva infiltrazione e perdita di ritenzione nel tempo. Dopo 12 mesi, il sigillante automordenzante ha evidenziato una ritenzione completa solo in 1 molare (10%), una ritenzione

Summary Objectives: To compare enamel retention and microleakage both in vitro and in vivo of a modern self-etch sealant with a non self-etch sealant in order to determine the best material to seal pits and fissures. Materials and methods: Eleven caries-free molars were extracted because of periodontal disease or altered eruption. Pits and fissures of 7 molars were sealed with the self-etch sealant and analysed under a stereomicroscope for dye penetration after immersion in eosin solution; 4 molars were sealed with a classical sealant. For the in vivo evaluation, 20 permanent caries-free molars were analysed in children aged between 6 and 12 years; 10 molars were sealed with the self-etch sealant, the others with the classical sealant. Enamel retention and microleakage were evaluated after 3, 6, and 12 months. Results: Both sealants resulted efficient in the in vitro pits and fissures sealing. On the contrary, the self-etch sealant showed an increasing microleakage and loss of enamel retention in the in vivo evaluation. After 12 months, the self-etch sealant was fully retained retention in 1 molar only (10%), partially retained in 3 molars (30%), and completely lost in 6 molars (60%) Conclusions: The self-etch sealant was not efficient in sealing pits and fissures of caries-free teeth when compared with a traditional

* Autore di riferimento: Istituto Stomatologico Tirreno, Ospedale Unico della Versilia, via Aurelia 335 - 55043 Lido di Camaiore (LU). e-mail: [email protected] (M. Ricci) 0393-9960/$ - see front matter ß 2009 Elsevier Srl. Tutti i diritti riservati. 10.1016/j.pad.2009.09.001 Prevenzione & Assistenza Dentale 2010;36:115-120

115

M. Ricci et al.

Prevenzione & Assistenza Dentale 2010;36:115-120

parziale in 3 molari (30%) e una ritenzione nulla in 6 molari (60%). Conclusioni: Il sigillante automordenzante non e` risultato efficiente rispetto al sigillante di tipo classico nell’ottenere la sigillatura dei solchi e delle fossette di denti privi di processi cariosi. E` possibile concludere che l’utilizzo di una tecnica automordenzante per le procedure preventive di sigillatura non rappresenta una metodica affidabile. ß 2009 Elsevier Srl. Tutti i diritti riservati.

sealant. The authors conclude that the self-etching technique is not a reliable procedure for pits and fissures sealing. ß 2009 Elsevier Srl. All rights reserved.

Parole chiave: Automordenzatura, Fossette, Microleakage, Sigillante, Solchi

Keywords: Self-etch technique, Fissures, Microleakage, Sealant, Pits

Introduzione

Tuttavia, prima di procedere all’esecuzione del sigillo e` necessario escludere la presenza di carie occlusali o interprossimali e valutare la cariorecettivita` e le abitudini igieniche e alimentari del paziente. L’applicazione dei sigillanti tradizionali comporta una serie di passaggi ormai standardizzati che devono essere scrupolosamente seguiti.  pretrattamento della superficie;  isolamento del campo;  mordenzatura;  lavaggio e asciugatura;  applicazione del sigillante;  polimerizzazione;  controllo dell’occlusione;  rifinitura.

Le superfici dentarie con solchi e fessure sono particolarmente predisposte a sviluppare carie, soprattutto nei bambini in eta` scolare [1]. Questo e` dovuto alla morfologia complessa delle superfici che favorisce l’accumulo di placca e allo stesso tempo, in caso di fluorurazione topica, ne ostacola l’assunzione [2]. Anche nelle comunita` che assumono una quantita` sufficiente di fluoro, la maggior parte delle lesioni cariose si localizza a livello di solchi e fessure. Per tali ragioni e` raccomandata la sigillatura preventiva di queste zone ad alto rischio [3]. Esistono differenti tipi di sigillanti: le resine, i cementi vetroionomerici e i compomeri. I sigillanti resinosi possono essere resine pure, compositi o compomeri, e la loro polimerizzazione puo` essere indotta chimicamente o attraverso la luce. La loro azione e` basata sulla formazione di un valido sigillo che impedisce il nutrimento della microflora localizzata nelle parti piu` profonde delle fessure. Non sono state evidenziate differenze tra resine riempite e non; entrambe, infatti, possiedono la capacita` di penetrare in maniera ottimale nelle fessure e hanno una ritenzione molto simile tra loro [4]. I sigillanti possono essere trasparenti, opachi o colorati. L’unico vantaggio per gli opachi e` rappresentato dalla possibile valutazione dell’integrita` del sigillo. Per quanto riguarda i cementi vetroionomerici, questi possiedono la capacita` di legarsi chimicamente alla dentina e allo smalto senza utilizzare la mordenzatura [5]. Studi sull’uso dei cementi vetroionomerici hanno dimostrato una maggiore capacita` ritentiva rispetto alle resine base e un effetto cariostatico legato ai floruri in essi contenuti [6]. Riguardo ai compomeri, i risultati clinici ottenuti a 3 anni di distanza mostrano che le loro proprieta` potrebbero essere comparate a quelle delle resine [7,8]. I sigilli devono essere utilizzati sui seguenti elementi dentari:  molari decidui;  premolari in bambini ad alto rischio;  primi molari permanenti in bambini di 6-8 anni;  secondi molari permanenti in bambini di 11-13 anni.

116

Pretrattamento della superficie In questa fase, la superficie da trattare viene accuratamente detersa in modo da rimuovere i depositi esogeni (detriti e placca) e facilitare l’azione del gel mordenzante dove richiesto. La pulizia puo` essere effettuata con cappette di gomma e abrasivi in pasta oppure con apparecchi a getto spray. Le cappette di gomma o gli spazzolini circolari impiegati insieme alle paste abrasive sono il metodo piu` usato; vanno evitate quelle contenenti fluoro, con le quali si ottiene un deposito superficiale di CaF che rende impermeabile lo smalto all’azione del mordenzante. L’abrasivo usato negli apparecchi a getto spray e` il bicarbonato e per evitare che la sua alcalinita` possa parzialmente neutralizzare l’acidita` del gel mordenzante e` consigliabile effettuare un accurato lavaggio con acqua. Da questo momento, la superficie trattata non deve essere contaminata dalla saliva: se cio` dovesse accadere, sara` necessario ripetere il pretrattamento.

Isolamento del campo L’isolamento migliore si ottiene con la diga, che, tuttavia, risulta mal tollerata dai piccoli pazienti e aumenta i tempi di

Valutazione di un sigillante automordenzante in vitro e in vivo

lavoro. In alternativa, e` possibile impiegare rullini di cotone, tenuti fermi dall’operatore oppure con l’ausilio di uncini di Holler. Il controllo della saliva e` importante: infatti, la sua presenza comporta la precipitazione di glicoproteine sulla superficie mordenzata, con conseguente diminuzione della forza di legame. La contaminazione salivare dello smalto mordenzato e` citata come una delle piu` comuni ragioni di fallimento della tecnica della sigillatura [9].

Mordenzatura La maggior parte dei sigillanti presuppone una buona mordenzatura delle superfici interessate. Lo scopo e` di detergere lo smalto, aumentare la tensione superficiale in modo da favorire la bagnabilita` da parte della resina e aumentare la superficie a disposizione incrementando la rugosita` superficiale. Il gel acido e` inoltre responsabile di una notevole diminuzione della flora batterica, valutabile in circa il 75% [10]. Il mordenzante e` generalmente costituito da acido ortofosforico in soluzione acquosa al 30-50%.

Lavaggio e asciugatura L’acido, terminato il tempo di applicazione, deve essere rimosso totalmente per evitare che la mordenzatura prosegua oltre il limite desiderato. Il dente viene quindi irrigato con un getto di aria e acqua per 30 secondi e poi asciugato con getto di sola aria per 15 secondi [11]. Si e` osservato che l’efficacia della sigillatura dipende in larga misura dall’assenza di contaminazione della superficie mordenzata da parte delle proteine salivari [12,13]. Questo inconveniente puo` essere evitato con due metodiche [14,15]: 1) Maggior isolamento del campo 2) Riduzione dei tempi di applicazione La diga rappresenta il mezzo migliore per ottenere un campo asciutto; tuttavia, essendo le sigillature rivolte a pazienti di eta` compresa tra 6 e 13 anni, questa risulta spesso mal tollerata dal piccolo paziente. Recentemente, sono stati introdotti sul mercato sigillanti di tipo automordenzante, che permettono una riduzione dei tempi di applicazione.

Obiettivo del lavoro Lo scopo del presente studio e` stato di valutare, in vivo e in vitro, l’adesione allo smalto di un sigillante automordenzante di ultima immissione sul mercato che permette di trattare, in un solo passaggio, il solco o la fessura interessata, riducendo notevolmente i tempi di lavoro e lo stress per il paziente.

Materiali e metodi Per lo studio in vitro sono state prese in considerazione le superfici occlusali di 11 molari privi di lesioni cariose, estratti per motivi parodontali o per disodontiasi. Per lo studio in vivo sono state trattate le superfici occlusali di 40 molari

permanenti, superiori e inferiori, in bambini di eta` compresa tra 6 e 12 anni. I denti non presentavano alcun processo carioso. Il sigillante in esame presentava le seguenti caratteristiche:  materiale a un solo componente, applicabile con un’unica operazione in maniera facile e precisa utilizzando la tecnica della siringa diretta;  automordenzante: non necessita di mordenzatura e di risciacquo;  fotopolimerizzabile;  bassa viscosita`, con eccellenti proprieta` fluide e bagnabilita` ottimale delle fessure;  rilascio di fluoro. Le principali componenti del materiale erano:  oligomero uretandimetacrilato (UDMA);  bis-GMA;  trietilenglicol dimetacrilato (TEGMA);  agente automordenzante;  pigmento bianco;  riempitivi vetrosi;  fotoiniziatori. In entrambi gli studi e` stato comparato il materiale automordenzante (QS), con un materiale gia` sperimentato e introdotto nella quotidianita` clinica, richiedente la fase di mordenzatura (QT). Nello studio di comparazione in vivo sono stati considerati quattro pazienti, per un totale di 20 superfici occlusali da sigillare. Nello studio in vitro, i solchi e le fessure di sette denti sono stati sigillati con sigillante QS, i restanti con sigillante QT. La sigillatura e` stata eseguita immediatamente dopo l’estrazione, quindi in ambiente privo di contaminazione salivare. Per ciascuno dei due sigillanti sono state seguite scrupolosamente le istruzioni per l’uso indicate da ciascuna casa produttrice. Dopo aver eseguito la sigillatura, i denti sono stati mantenuti in soluzione fisiologica e successivamente colorati con eosina per immersione. I denti sono stati poi ripuliti da eccessi di colorante e lavati. Sono stati eseguiti tagli lungo l’asse sagittale del dente e ciascuna sezione e` stata poi osservata allo stereo-microscopio allo scopo di evidenziare eventuali infiltrazioni di colorante lungo i margini della sigillatura, dovuti ad esempio a contrazione del materiale, che avrebbero rappresentato insuccessi nella tecnica di sigillatura. Per lo studio in vivo il sigillante e` stato applicato seguendo le indicazioni della casa produttrice, come nello studio in vitro. Dei 40 denti, 12 sono stati preparati sotto diga e 28 senza diga e con l’ausilio di rotoli di cotone. I controlli sono stati eseguiti a 3, 6 e 12 mesi e sono state distinte la ritenzione completa (solchi e fessure completamente coperti da sigillante), la ritenzione parziale (perdita parziale di sigillante) e la perdita totale (assenza di sigillante). E` stata considerata, come ulteriore parametro di valutazione, l’osservazione clinica di eventuali aree di infiltrazione tra dente e sigillo. Queste aree sono state ricercate con l’ausilio

117

M. Ricci et al.

di pastiglie coloranti rivelatrici di placca e con una sonda a punta sottile seguendo i bordi della sigillatura. In base a cio`, abbiamo classificato il grado di infiltrazione in: assente, lieve (+) e macro (++). Nello studio di comparazione in vivo, il sigillante QS e` stato applicato nelle due emiarcate di destra, mentre il QT e` stato applicato nelle due emiarcate di sinistra. Abbiamo fatto in modo che il numero delle sigillature prese in considerazione per lo studio fosse il medesimo per entrambi i sigillanti. Abbiamo cosı` ottenuto un totale di 20 denti sigillati, di cui meta` con QS e meta` con QT. I controlli sono stati anche qui eseguiti a 3, 6 e 12 mesi di distanza e valutati con gli stessi mezzi di indagine visti precedentemente.

Prevenzione & Assistenza Dentale 2010;36:115-120

Figura 2. Valutazione della ritenzione e del grado d’infiltrazione delle ritenzioni totali nello studio in vivo 6 mesi di distanza dalle sigillature.

Analizzando i risultati ottenuti dallo studio in vitro, e` stato osservato che sia il materiale QS sia il materiale QT possiedono buone capacita` sigillanti poiche´ sono penetrati in profondita` e hanno garantito un ottimo sigillo marginale, che ha infatti impedito all’eosina di raggiungere le profondita` di solchi e fessure. Nello studio in vivo, per ciascun paziente sono stati valutati il grado di ritenzione e il grado di infiltrazione nel tempo. Al primo controllo, effettuato circa a 3 mesi di distanza dalla data di sigillatura, 23 denti su 40 (58%) presentavano una ritenzione totale del sigillante. Di questi, otto appartenevano alla procedura clinica in cui era stata utilizzata la diga come mezzo di isolamento del campo operativo. Tredici denti (32%) presentavano una ritenzione parziale e, di questi, tre erano stati trattati sotto diga. I denti che invece presentavano una ritenzione nulla a distanza di 3 mesi erano quattro (10%), di cui uno solo trattato con l’ausilio della diga (fig. 1). Il controllo per rilevare eventuali aree di infiltrazione marginali, condotto solo su denti che presentavano ritenzione totale, ha evidenziato che, dei 23 denti, sei non presentavano

infiltrazioni; per contro, nove presentavano un grado di infiltrazione lieve e otto un’infiltrazione macro. Per quanto riguarda i denti trattati sotto diga, tre non presentavano infiltrazioni, tre presentavano un’infiltrazione di grado lieve e due un grado macro. Al secondo controllo, effettuato a circa 6 mesi di distanza dalla data di sigillatura, sono stati rilevati i seguenti risultati:  sette denti (18%) presentavano una ritenzione totale; di questi, tre avevano un grado di infiltrazione ‘‘zero’’, tre ‘‘lieve’’ e uno ‘‘macro’’;  ventuno denti (52,5%) presentavano invece una ritenzione parziale, mentre 12 (30%) presentavano una ritenzione nulla (fig. 2). Al terzo e ultimo controllo, effettuato a distanza di 1 anno, invece, i risultati ottenuti sono stati i seguenti:  due denti (5%) presentavano una ritenzione totale, entrambi con grado di infiltrazione lieve  sedici denti (40%) presentavano una ritenzione parziale, mentre ben 22 denti (55%) presentavano una ritenzione nulla (fig. 3). Al primo controllo, effettuato a 3 mesi di distanza dalla sigillatura con QS, sei denti su 10 (60%) avevano una ritenzione totale, mentre quattro (40%) parziale. Dei sei denti con totale ritenzione, tre presentavano un grado di infiltrazione ‘‘zero’’, due ‘‘lieve’’ e uno ‘‘macro’’. Allo stesso controllo, i denti sigillati con QT presentavano invece il 100% di ritenzione totale. Di questi, nove avevano un grado di infiltrazione ‘‘zero’’, mentre uno solo aveva un grado di infiltrazione ‘‘macro’’ (fig. 4).

Figura 1. Valutazione della ritenzione e del grado d’infiltrazione delle ritenzioni totali nello studio in vivo a 3 mesi di distanza dalle sigillature.

Figura 3. Valutazione della ritenzione e del grado d’infiltrazione delle ritenzioni totali nello studio in vivo a 12 mesi di distanza dalle sigillature.

Gli autori dichiarano che lo studio presentato e` stato realizzato in accordo con gli standard etici stabiliti nella Dichiarazione di Helsinki e che il consenso informato e` stato ottenuto da tutti i partecipanti prima del loro arruolamento allo studio.

Risultati

118

Valutazione di un sigillante automordenzante in vitro e in vivo

Discussione

Figura 4. Valutazione della ritenzione e del grado d’infiltrazione delle ritenzioni totali nello studio di comparazione in vivo a 3 mesi di distanza dalle sigillature.

Figura 5. Valutazione della ritenzione e del grado d’infiltrazione delle ritenzioni totali nello studio di comparazione in vivo a 6 mesi di distanza dalle sigillature.

A 6 mesi, i controlli effettuati hanno rilevato che, dei 10 denti sigillati con QS, due (20%) presentavano ritenzione totale (uno con grado di infiltrazione ‘‘zero’’ e uno ‘‘lieve’’), quattro (40%) parziale e quattro (40%) nulla. Quelli sigillati con QT presentavano ancora ottimi risultati: infatti, un solo dente aveva ritenzione parziale. Dei nove denti con ritenzione totale, sette avevano grado di infiltrazione ‘‘zero’’, mentre due presentavano un grado lieve (fig. 5). A distanza di un anno, i controlli hanno evidenziato che un solo dente sigillato con QS (10%) aveva ritenzione totale con grado di infiltrazione ‘‘lieve’’, tre (30%) presentavano ritenzione parziale e sei (60%) nulla (fig. 6). I denti sigillati con QT avevano, invece, ritenzione totale pari al 70%, parziale pari al 20% e nulla pari al 10%. Dei sette denti con ritenzione totale, due avevano un grado di infiltrazione ‘‘zero’’ e cinque ‘‘lieve’’.

I risultati ottenuti dallo studio in vivo riguardanti il materiale QS sono risultati diversi da quelli dello studio in vitro. Questo sigillante presenta buone capacita` di sigillatura marginale ed e` in grado di penetrare nelle profondita` di solchi e fessure assicurando un ottimo sigillo; tuttavia, non e` in grado di mantenere queste qualita` nel tempo. Si e` verificata, infatti, una rapida perdita di ritenzione, sin dai primi controlli effettuati a distanza di 3 mesi dalla sigillatura. I denti con ritenzione totale, unici a essere considerati come successo, erano il 58%. Questo dato si e` ulteriormente ridotto al secondo controllo effettuatosi a 6 mesi di distanza (18%), per divenire quasi nullo a un anno. Tale perdita di ritenzione non si e` invece verificata per il sigillante QT, i cui risultati di successo si sono mantenuti sempre molto validi anche ai controlli effettuati a un anno. Fattori quali alimentazione, masticazione e parafunzioni non hanno inciso sui risultati di uno o dell’altro materiale in quanto, come gia` menzionato, i due sigillanti sono stati sperimentati contemporaneamente all’interno del cavo orale dello stesso paziente. Pertanto, ottimizzare i tempi di lavoro e rendere piu` breve il tempo di permanenza del piccolo paziente sulla poltrona e` indubbiamente un fattore di particolare importanza, ma non puo` essere considerato un compromesso se il materiale non e` poi in grado di sopportare i carichi masticatori riducendo la durata della sigillatura nel tempo.

Conclusioni In base ai risultati ottenuti, riteniamo che il materiale QT sia preferibile al QS e che la fase di mordenzatura, nonostante richieda tempi di preparazione piu` lunghi, sia di fondamentale importanza per garantire un sigillo durevole nel tempo. Infatti, nei denti sigillati con QS con un grado di ritenzione nullo o parziale e` stato necessario applicare nuovamente il sigillante per garantire al bambino un’ottima prevenzione dei processi cariosi di solchi e fessure.

Conflitto di interessi Gli autori dichiarano di non aver nessun conflitto di interessi.

Finanziamento allo studio Gli autori dichiarano di non aver ricevuto finanziamenti istituzionali per il presente studio.

Bibliografia Figura 6. Valutazione della ritenzione e del grado d’infiltrazione delle ritenzioni totali nello studio di comparazione in vivo a 12 mesi di distanza dalle sigillature.

1.

Manton DJ, Messer LB. Pit and fissure sealant: another major cornerstone in preventive dentistry. Aust Dent J 1995;40(1):22–9.

119

M. Ricci et al. 2. 3. 4.

5. 6. 7. 8.

120

Deery C. Pits and fissure sealant guidelines. Summary guideline. Evid Based Dent 2008;9(3):68–70. Jodkowska E. Efficacy of pit and fissure sealing: long-term clinical observations. Quintessence Int 2008;39(7):593–602. Theilade E, Fejerskow O, Nigasena K, Prachyabrued W. Effect of fissure sealing on the microflora in occlusal fissures of human teeth. Arch Oral Biol 1977;22(4):251–9. Gilipin JL. Pit and fissure sealants: a review of the literature. J Dent Hyg 1997;71(4):150–8. Raadal M. Microleakage around preventive composite fillings in occlusal fissures. Scand J Dent Res 1978;86(6):495–9. Manzon L, Grippaudo G. Fondamenti di materiali dentari. Roma: Limiti Editore; 1999. Buonocore MG, Matsui A, Gwinnett A. Penetration of resin dental materials into enamel surface with reference to bonding. Arch Oral Biol 1968;13(1):61–70.

Prevenzione & Assistenza Dentale 2010;36:115-120 9. 10.

11. 12. 13. 14. 15.

Silverstone LM. Odontoiatria preventiva. Milano: Scienza e Tecnica Dentistica Edizioni Internazionali Snc; 1981. Goracci G. Le basi fondamentali dell’adesione a smalto e dentina. Atti Simposio Internazionale ‘‘Odontoiatria adesiva oggi’’. S. Margherita Ligure, 14-15 marzo 1997. Cameron A, Widmer R. Odontoiatria restaurativa. Torino: Utet; 1998. Roydhouse RH. Prevention of occlusal fissure caries by use of a sealant: a pilot study. ASDC J Dent Child 1968;35(3):253–62. Simonsen RJ. Preventive resin restorations: three-year results. J Am Dent Assoc 1980;100:535–9. Tillis TS, Stach DJ, Hatch RA, Cross-Poline GN. Occlusal discrepancies after sealant therapy. J Prosthet Dent 1992;68(2):223–8. Ismal AI, Gagnon P. A longitudinal evaluation of fissure sealants applied in dental practices. J Dent Res 1995;74(9): 1583–90.